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Bufale a prova di verità

Vero, verosimile o falso?… Menti raffinate, messaggi grossolani e soldi,

tanti soldi, dietro l’ampia diffusione di bufale sul web

 

La differenza che corre tra una notizia vera, una verosimile e una falsa, è ovviamente abissale, ma a volte – quando questa notizia appare su mass e social media più o meno tradizionali – tale differenza non emerge in maniera così netta. Sfumature, zone d’ombra, ammiccamenti tra il detto e il non detto traggono spesso in inganno anche i lettori più avveduti o prevenuti rispetto ad articoli urlati e a titoli sparati su cinque colonne. Se con il vero e il falso ci sono due punti di vista in teoria diametralmente opposti, o bianco o nero almeno sulla carta, con l’informazione verosimile prevale una zona grigia che getta dubbi anche su fatti altrimenti chiari e incontrovertibili. Si costruisce la notizia dando un contesto forzatamente diverso rispetto al fatto concreto: e per fare ciò bastano, secondo una tecnica ampiamente collaudata, poche allusioni e attacchi a livello personale, per spargere a bella posta un “forse” su un fatto fino a poco prima fuori discussione. Oggi, in Italia e nel mondo esistono individui ed entità collettive – tra cui movimenti e partiti politici – specializzati nel controllo e nella propagazione di notizie via web tendenziose e di parte, che ovviamente accusano in primis gli avversari di essere loro a non rispettare la verità o di porla al servizio della propria visione e dei propri interessi.

 

Soldi e notizie false

 

Tutto il mondo è paese: e il partito del web ha iniziatori e imitatori in ogni parte del globo. Il direttore di BuzzFeed (sito americano tra i più frequentati al mondo, con circa 200 milioni di utenti unici al mese) ha reso noto che durante le ultime elezioni americane, che vedevano contrapposti Trump alla Clinton, erano attivi almeno 140 siti di false informazioni, generando su 20 storie false circa 8,7 milioni di condivisioni su Facebook, contro i 7,4 milioni di condivisioni scaturiti complessivamente da 20 storie verificate e pubblicate sui siti dei maggiori quotidiani americani. BuzzFeed ha poi tracciato, tramite una ricerca sugli IP, la sede reale di questi siti che spacciano notizie false, arrivando a scovarli per la maggior parte in Macedonia. Le notizie false rendono molto e producono soldi: e lo sa bene chi del web ha fatto la propria professione… di fede politica. Quasi 9 milioni di condivisioni su Facebook, per le 20 storie false veicolate durante la campagna elettorale americana: con ogni clic su Fb e AdSense di Google valutato tra i 3 e i 5 centesimi di dollaro, possiamo avere un’idea della quantità di denaro finito nelle fauci dei manipolatori dell’informazione. Si possono infatti guadagnare milioni di dollari inventando “fake news” che diventano poi virali su internet, incentrandole sugli argomenti più disparati: dalla politica al calcio e all’economia, dalla fisica nucleare a un’invasione di extraterrestri, con un impatto maggiore di quello che ebbe Orson Welles alla radio nel 1938, annunciando l’arrivo degli alieni (peccato che si trattasse, volutamente, della lettura drammatizzata di un racconto fantascientifico di George Wells)…

 

La situazione italiana

 

Se un tempo non troppo lontano, nel mondo delle notizie la responsabilità primaria del giornalista (e, in ultima analisi del direttore responsabile) era proprio quella di verificare l’attendibilità di un articolo prima della sua pubblicazione, oggi questa procedura è passata in secondo piano: anzi, a volte si fabbricano apposta informazioni e notizie volutamente false. E più grossolane sono, più colpiscono la fantasia e l’attenzione dei lettori voraci con poco spirito critico. Soprattutto sul web, dove tutto è improntato all’istantaneità e alla velocità di propagazione dei messaggi, senza possibilità di verifiche concrete. Mentre i giornali tradizionali rischiano di perdere milioni di dollari e di euro in possibili cause di diffamazione, appare estremamente difficile per Facebook, Twitter e Instagram porre dei filtri contro gli inganni in rete: ne va spesso della loro “mission” comunicativa e della loro celerità informativa, accessibile a tutti. Per il controllo delle fonti, è appena nata una speciale App a disposizione dei giornalisti che, vagliando una notizia apparsa in rete sito per sito, ne valuta veridicità e fondatezza. Tradizionalmente il giornalista reperiva le proprie notizie di cronaca nera in questura o recandosi sui luoghi dei misfatti; notizie di sport assistendo agli incontri allo stadio o nei palazzetti; notizie di cultura presenziando a spettacoli e inaugurazioni; oggi è possibile recuperare tutto ciò in rete, prestando però il fianco a strafalcioni e a visioni e critiche di parte. L’agenzia di stampa ha preso da tempo il posto, nei giornali, delle interviste e della ricerca sul campo; e sempre più spesso è il web a fare la parte del leone nella cucina delle notizie su quotidiani e riviste specializzate o meno.

Per concludere un argomento “infinito” come questo delle bufale, riportiamo la nota da poco pubblicata dall’Ordine dei giornalisti: “Da tempo denunciamo il boom di false notizie che circolano sul web e che poi i social network rilanciano, senza alcuna verifica delle fonti. Il nuovo “Testo unico dei doveri del giornalista” approvato lo scorso 27 gennaio dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha introdotto e sancito un’importante novità: la deontologia dei giornalisti si applica anche ai social network. Un iscritto all’Albo quindi non può scrivere notizie false sul proprio profilo Facebook. Il problema delle fake news, d’altronde, è scoppiato in tutta la sua gravità, anche durante recenti fatti di cronaca e di politica internazionale. Al punto che anche Facebook ha reso pubbliche alcune mosse per contrastare il fenomeno. Tra queste, verranno raccolte le segnalazioni degli utenti-lettori con l’ausilio di un software per individuare le fake news trainanti. Le stesse segnalazioni finiranno poi sotto la lente di un team di giornalisti per essere verificate. Le storie ritenute false verranno etichettate come “contestate da controlli terzi”. Facebook modificherà inoltre il suo algoritmo per assicurarsi che le vicende “controverse” non si diffondano troppo, mentre agli utenti che intendono condividerla verrà chiesto se sono davvero sicuri di volerlo fare”.

Questione di algoritmi dunque, e di verità!

 

Sandro Castiglione

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Categorie: Generale

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