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Meno parlamentari, più qualità ed efficienza

Meno parlamentari, più qualità ed efficienza

 

Le proposte di legge non dovranno più fare ping pong tra Camera e Senato. La Camera dei Deputati sarà l’unica a poter dare e togliere la fiducia al governo e approvare il bilancio. Tranne che per alcune limitate materie, di norma, la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui la Camera esprimerà la decisione finale. Ciò riduce il costo degli apparati politici e rende l’attività del Parlamento più rapida ed efficace, dimezza i tempi di approvazione delle leggi e garantisce governi più stabili. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte tempestive da un Parlamento più credibile. Verrà inoltre ridotto il numero dei parlamentari, perché i senatori eletti passeranno da 315 a 100 (74 consiglieri regionali, 21 sindaci, più 5 di nomina del Presidente della Repubblica).

 

 

Meno enti inutili, meno conflitti Stato-Regione

 

Verranno tagliati 315 stipendi: in quanto i membri del Senato non percepiranno alcuna indennità. Il Cnel verrà abolito, e con esso i suoi 65 componenti; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione.

 

 

Meno burocrazia, più partecipazione

 

La democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori. Saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo: si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da 800.000 elettori, non sarà più necessario il voto del 50% degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche). La riforma chiarirà e semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni: con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative chiare e precise. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli ultimi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale. Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative. Sarà un modo per promuovere le Regioni più virtuose. Aumenta, invece, la rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa.

 

 

Più sviluppo, lavoro e pari opportunità

 

La legge elettorale, la cui costituzionalità sarà garantita dal giudizio preventivo della Corte Costituzionale, dovrà promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza: questa nuova composizione permetterà un ulteriore passo in avanti sul terreno dell’uguaglianza, oltre alla valorizzazione del Paese tramite energie, competenze e pluralità di sguardi che già arricchiscono la nostra vita sociale, culturale ed economica. La riforma costituzionale, con la semplificazione del procedimento legislativo e con la chiara definizione dei compiti di Stato e Regioni, non solo realizza un processo decisionale più rapido, ma rende chiara e sicura la legislazione: per la crescita economica questo è essenziale, perché riduce le incertezze ed evita i tempi lunghi dei giudizi, tutti elementi che allontanano gli investitori, in particolare stranieri, che vogliono poter lavorare con sicurezza. Infatti, il Fondo Monetario Internazionale prevede che grazie alla riforma il PIL italiano aumenterà dello 0,6% ogni anno. La riforma ci avvicina all’Europa, facendo acquisire all’Italia un ruolo primario all’interno delle istituzioni comunitarie.

 

 

Riprendiamoci il nostro futuro!

 

L’Italia vuole tornare a crescere per creare lavoro e offrire un futuro ai giovani. Per farlo dobbiamo attuare le riforme che consentono governi più stabili, meno burocrazia, abolizione degli enti inutili e taglio dei costi della politica. Per questo al Referendum votiamo Sì: Sì a una politica in grado di agire e di decidere, Sì a un numero ridotto di parlamentari, Sì all’abolizione delle province, Sì a iter legislativi dimezzati.

Per quanto tempo – e a quale prezzo – abbiamo percepito le lentezze della politica come un ostacolo alla nostra volontà e capacità di farcela e di affermarci? L’occasione per cambiare è questa: è tempo di riprenderci il nostro futuro!

Perciò sarà importante partecipare, votare e far votare Sì.

 

 

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Categorie: Referendum

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