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Comunicato del Coordinatore cittadino sul Referendum 17 aprile

Il referendum

del 17 aprile…

 

Molto (o poco?) è stato detto e scritto sul referendum del 17 aprile: vorrei soltanto sottolineare alcuni non sensi che si ritrovano, a tale proposito, sia sul web che sulla carta stampata. Poiché questo è un referendum nato male, all’insegna delle contraddizioni e dell’incompleta – se non distorta – informazione. A cominciare da quell’ostentato logo “no-triv” che accomuna il variegato fronte del sì al referendum abrogativo e che contiene di per sé una marchiana incongruenza: si dovrebbe infatti parlare di piattaforme estrattive, poco più di una ventina dislocate entro le 12 miglia marine (22 km circa) dalle nostre coste, anziché di trivelle e di nuovi impianti di trivellamento. Ossia, le perforazioni sono state già eseguite e la legge vieta nuove trivellazioni entro quel tratto di costa: siamo perciò già di fatto in un ambito di disposizioni legislative “no-triv”. Non si tratta perciò di impedire altre installazioni, come sostengono direttamente o indirettamente alcuni promotori del referendum, visto che la legge assolutamente le vieta, quanto di impedire ai gestori la proroga delle vecchie concessioni fino all’esaurimento dei giacimenti stessi, come invece dispone il relativo comma della legge di Stabilità che si vorrebbe abrogare. Va detto che la maggioranza delle piattaforme in questione estrae metano e non petrolio: perciò le immagini di disastri ecologici e maree nere che circolano sul web poco o nulla ci azzeccano con ciò che stiamo discutendo, divenendo anzi un deterrente di comodo alla libera e serena discussione. Altro elemento da tener presente è che si tratta di un distretto tecnologico all’avanguardia e che stiamo parlando di giacimenti che costituiscono la riserva strategica del nostro Paese. Purtroppo il 75% del fabbisogno del pianeta è coperto da idrocarburi e materiali fossili, contro le altre fonti di energia rinnovabili che rappresentano un settore ancora marginale. Acquistare gas dalla Russia o da altre nazioni, è semplicemente la politica dello struzzo attuata non certo per rendere il nostro Paese “indipendente” dal punto di vista energetico; così come la ricerca sulle rinnovabili è un dato di fatto indispensabile ma relativo, che mostra comunque tempi lunghi e necessita di un cambio di rotta culturale e sociale, non solo di sviluppo industriale e di prospettiva economica. Sono circa 10.000, al di là dell’indotto, gli addetti attualmente impegnati nella manutenzione e nelle attività estrattive delle piattaforme in mare: quale risposta diamo a questi lavoratori? Nessuna. Non si dice nulla oppure, con grande ironia, si sproloquia sul come reintegrarli nel settore delle rinnovabili. Si sentono, i promotori del referendum, di dare questa garanzia? Lasciamo perdere…

 

 

Luigi Marsiglia

Coordinatore cittadino

Pd Cinisello Balsamo

 

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Categorie: Generale

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